(AGI) – Londra, 25 ago. – Dai telefoni cellulari all’instant messaging, da Twitter e YouTube alla Tv, per non parlare di Facebook. Viviamo ormai in un mondo “multitasking”: mentre si lavora si manda un messaggio all’amico, si aggiorna il proprio profilo sul social network, si carica una foto e magari si risponde a una mail. Fare piu’ cose insieme pero’ ha un limite fisiologico, e esagerare puo’ letteralmente mandare il cervello in tilt, compropmettendone la capacita’ di concentrazione. L’allarme viene da uno studio americano condotto alla Stanford university in California e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Stando sempre “connessi”, tra e-mail, telefonate, messaggi di testo, social network e magari in sottofondo musica, radio o tv, il nostro cervello in sostanza puo’ raggiungere un sovraccarico di informazioni. Lo studio, condotto da Clifford Nass, della Stanford University in California, e’ tra i primi a verificare se le capacita’ cognitive possono essere danneggiate dalla gamma di media che le persone utilizzano regolarmente. “Con la diffusione di schermi piu’ grandi per supportare piu’ finestre aperte e piu’ browser – scrivono i ricercatori – con chat e SMS, e la diffusione dei portatili che ci rende sempre online, il Multi Media-tasking sta rapidamente diventando onnipresente”. Gli scienziati hanno utilizzato un questionario per valutare la frequenza con cui 12 persone hanno usato diverse fonti di informazione. I risultati sono stati utilizzati per identificare due categorie, i multimediali “leggeri” e quelli “pesanti”, a seconda della frequenza con cui hanno utilizzato questi strumenti contemporaneamente. Alle persone di ogni gruppo sono stati poi forniti test cognitivi. Nei test, i soggetti hanno dovuto concentrarsi su un compito fondamentale, come ad esempio stabilire se rettangoli rossi sullo schermo di un computer avevano cambiato orientamento. Con alcune “distrazioni” messe a bella posta, come dei rettangoli blu, che i soggetti dovevano ignorare. I multimediali “pesanti”, cioe’ i soggetti piu’ frequentatori del vasto mondo del multitasking, ci hanno messo molto di piu’ a risolvere correttamente i test. Anche una seconda prova, per valutare la capacita’ dei soggetti di passare da un’operazione all’altra. E anche qui, malgrado il gruppo dei multimedia-dipendenti fossero piu’ “allenati”, il tempo impiegato e’ stato piu’ lungo. In tutti i casi, insomma, i multitaskers incalliti hanno avuto piu’ problemi a filtrare le informazioni irrilevanti e a distrarsi con stimoli secondari. Questo potrebbe riflettere il modo in cui il loro cervello si e’ ormai abituato a concentrarsi contemporaneamente su informazioni provenienti da una varieta’ di fonti, il che rende piu’ difficile per loro concentrarsi su un unico lavoro importante e passare senza sforzo da un compito all’altro. (AGI)
Pgi