(AGI) – Roma, 16 mar. – Sacrosante nel principio, ma di fatto gia’ superate e insufficienti a contenere un fenomeno in crescita inarrestabile. Cosi’ alcuni dirigenti scolastici di Roma, interpellati dall’Agi, commentano le linee di indirizzo emanate dal ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni sul divieto dell’uso di cellulare in classe. “Il problema esiste, e andava affrontato, in una societa’ dove ormai le regole sono saltate – commenta Rosario Salamone, preside dello storico liceo romano ‘Visconti’, che nel giro di 15-20 giorni recepira’ il documento del Ministero – ma ora va fatta in tempi rapidi una legge, altrimenti qualche genitore puo’ anche denunciarci per aver sequestrato il cellulare al figlio, come e’ gia’ successo in piu’ occasioni. Allora – aggiunge – contera’ anche la sensibilita’ della Corte Costituzionale e dei Tar. In ogni caso forse questi indirizzi sono un po’ poco, ci vorra’ un giro di vite maggiore”. La mancanza di una tutela giuridica per il docente che sequestra il telefonino: questa la lacuna maggiore delle nuove norme secondo Maria Cristina Gioffre’, vicepreside della scuola media San Benedetto: “La patata bollente la scaricano a noi – attacca – e quando abbiamo sentito le nuove indicazioni del ministro abbiamo riso. Quando un docente ritira un cellulare, ed e’ successo molte volte, i genitori fanno un ‘casino’ infernale, soprattutto le madri che sono le piu’ iperprotettive. Ci vorrebbe una legge ad hoc che ci salvaguardi, finora se le cose restano come si legge sui giornali non c’e’ veramente niente di nuovo rispetto a quello che gia’ facevamo prima”. Le fa eco Mario Lombardo, preside della scuola media ‘Antonio Vivaldi’: “Tutto quello che ci ha detto ieri il ministro gia’ lo facevamo da lungo tempo. Nella mia scuola – racconta – non facciamo usare il cellulare in classe, e a chi trasgredisce viene sequestrato e vengono contattate le famiglie. Una volta pero’ le famiglie stesse hanno minacciato di denunciarci. Contro questo rischio ci vorrebbe una norma piu’ restrittiva”. Persino alle scuole elementari il problema esiste, come conferma Anna Giardina, dirigente scolastico della scuola Ferrini: “Nella mia scuola – racconta – nessun bambino porta il cellulare in classe, ma siamo in una zona di Roma molto benestante, dove ancora vigono precise regole di comportamento. In altre scuole invece li portano eccome, e molte gia’ hanno preso provvedimenti imponendo ai genitori una dichiarazione scritta che autorizzi il figlio a portare il telefonino in classe”.
Chi non e’ d’accordo sul varo di una legge specifica (esistono gia’ diverse proposte, tra cui quella della diessina Alba Sasso) e’ il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Giorgio Rembado: “Che la competenza delle sanzioni spetti alle scuole – spiega – e’ una necessita’. Ci vuole un dialogo con i rappresentanti delle famiglie, il consenso si deve costruire sul campo. Se il regolamento d’Istituto prevede come sanzione il ritiro del cellulare, i genitori non possono fare niente. E se insistono nel volerci denunciare, sono i rischi del mestiere”.
Quanto alle indicazioni del Ministero, anche Rembado ammette che “in termini di principio sono piu’ che valide, ma molte scuole avevano gia’ aggiornato il regolamento per affrontare il fenomeno”. (AGI)
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