CASSAZIONE: CENTINAIA DI SMS DA CELLULARE DI SERVIZIO, LICENZIATO
(AGI) – Roma, 9 mar. – Rischia il licenziamento chi usa il telefono cellulare di servizio per inviare centinaia di sms per scopi privati. Lo si evince da una sentenza con cui la Cassazione ha confermato il licenziamento disposto dalla Telecom nei confronti di un suo dipendente, che aveva inviato circa 100 messaggi al giorno dal telefono aziendale (per un totale di circa 50mila sms accertati dall’azienda) che avevano rappresentato per la Telecom un costo di circa 12,5 milioni di vecchie lire.
La Suprema Corte ha cosi’ confermato la sentenza della Corte d’appello di Firenze che aveva dichiarato legittimo il licenziamento dell’uomo: quest’ultimo, quindi, si era rivolto ai giudici di ‘Palazzaccio’, sostenendo di aver agito in buona fede, poiche’ erano vietate, a suo parere, le conversazioni telefoniche private, non l’invio degli sms, tanto piu’ che il cellulare non era disabilitato a tale impiego. “Il fatto che l’abuso del cellulare di servizio avvenisse con l’invio di sms e non con telefonate – si legge nella sentenza n.5546 – non esclude l’inadempimento” rispetto a quanto illustrato nella scheda consegnata al lavoratore, in cui era specificato che l’utilizzazione del cellulare era “consentita esclusivamente per motivi di servizio” e che era vietato l’utilizzo della Sim Card per l’effettuazione di traffico a titolo personale”. Per “traffico”, rilevano gli alti giudici, “si intendono comprese tutte le possibili modalita’ di utilizzo dell’apparecchio” e “d’altra parte – si legge ancora nella sentenza – un telefono di servizio e’ per definizione interdetto all’uso privato, proprio perche’ costituisce uno strumento di lavoro e non un benefit”. (AGI) Oll