CAMERA: TESSERE, VOLATILI E IMBECILLI. IL RITORNO DEI PIANISTI
(AGI) – Roma, 30 ott. – “E ve la prendete con me, solo perche’ ho votato per la collega Sbai che era impegnata al telefonino?”. Le immagini del circuito chiuso confermano che si’, effettivamente, la vicina di banco di Giuseppe Consolo ha l’apparecchio in una mano e usa l’altra per riparare la bocca, come ormai usano fare tutti i politici che temono la lettura del labiale nelle trasmissioni tv. La scena suscita una nuova ondata di reazioni a tutto volume dentro l’Aula di Montecitorio, anche oggi teatro di una nuova pagina della lotta contro i ‘pianisti’, cioe’ i deputati che votano per uno o piu’ colleghi assenti. E siccome si vota infilando la mano nella ‘buca’ sullo scranno che nasconde i tasti per dire ’si’, no, astensione’, chi le usa entrambe in due postazioni assume una postura piu’ simile, per la verita’, alla gogna ma universalmente conosciuta, e da lungo tempo come si rammarica Rosy Bindi, come del pianista.
Una questione che ogni volta infiamma le polemiche in Aula. Oggi e’ appunto Rosy Bindi la presidente di turno e nello scambio d’accuse tra maggioranza e opposizione ci scappa anche un “voi” di troppo, nel rilevare per amor di polemica che c’e’ chi e’ piu’ abile di altri nel ‘peccare’ senza farsi cogliere con due tessere in funzione. Accade quando Italo Bocchino ritiene eccessivamente fiscale il controllo della presidenza di turno: “Lei, presidente, deve garantire la funzionalita’ dei lavori, non puo’ interrompere le votazioni ogni qual volta si accorge che qualcuno vota anche per qualcun altro”. La stessa Bindi in seguito conferma che un deputato non puo’ votare per altri se non per se stesso, e opera una correzione semantica: “Qui non ci sono ‘voi’, ma siamo tutti ‘noi’. Anche se in qualche modo ho colto la provocazione, se cosi’ possiamo dire, da parte del collega Bocchino”. E se nulla toglie, rileva ancora, che “se a questi metodi ricorre la maggioranza, con i numeri che conosciamo, questo e’ ancora piu’ grave”.
Tant’e’. Il Pd Giachetti segnala le irregolarita’ in atto e il leghista Dussin rifiuta a gran voce “lezioni di moralita’ dagli imbecilli”. Il clou della tensione, probabilmente. Fino a quando Furio Colombo invita Giuseppe Consolo “almeno per una volta, a non votare per altri colleghi”. La replica, con scusa-ammissione di colpa, viene preceduta da un’altra considerazione colorita da parte del deputato Pdl: “Il collega ha fatto una figura da volatile. Nessuna animosita’, solo una questione di nomen-omen”. (AGI)
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