ARGENTINA: RITIRATA LEGGE AGRARIA, CRISTINA HA MEDITATO ADDIO
(AGI) – Buenos Aires, 18 lug. – La ‘debacle’ nella guerra della sola ha fatto aleggiare persino il fantasma delle dimissione di Cristina Kirchner, giovedi’ notte, alla Casa Rosada. Il giorno dopo lo ’schiaffo’ in Senato -dove il voto decisivo sul pacchetto fiscale e’ stato proprio del vicepresidente, Julio Cobos- il governo argentino ha annunciato il ritiro della legge agraria che aveva causato un gravissimo scontro con gli agricoltori.
Ma intanto si e’ saputo che giovedi’ notte, nelle ore convulse successive al voto di Cobos con l’opposizione, e’ aleggiato persino lo spettro delle dimissioni della ‘presidentessa’. Sconcertati e piu’ soli che mai dopo mesi di proteste nelle strade, i Kirchner si sono ritirati per diverse ore nella residenziale presidenziale de Olivos, hanno staccato i cellulari e hanno soppesato l’addio. Il retroscena e’ stato rivelato dalla stampa argentina, il giorno dopo lo schiaffo dato dal Senato alla ‘presidentessa’: per qualche ora la rinuncia all’incarico e’ sembrata l’unica risposta possibile di fronte allo stallo creato dal voto dissidente del vicepresidente.
Oggi intanto e’ toccato al capo di gabinetto del governo, Alberto Fernandez annunciare il ritiro della legge agraria. Il governo aveva varato a marzo un decreto che stabiliva un aumento dal 35 al 45% sulle imposte all’esportazione della sola, la maggiore coltivazione del Paese. Gli agricoltori avevano reagito pesantemente scatenando un’ondata di proteste, che per settimane hanno minacciato di paralizzare il Paese. Ma ieri, proprio nel voto che doveva convertire il decreto in legge, il vicepresidente argentino e presidente del Senato – l’uomo che aveva tentato una mediazione con gli agricoltori e cercato di convincere la Kirchner a piu’ miti consigli) ha votato contro proprio nella votazione decisiva. Adesso rimane il gravissimo ‘vulnus’ politico: la Kirchner non solo ha dovuto ritirare la riforma delle tasse per le esportazioni agricole (uno dei cavalli di battaglia del suo governo), ma adesso dovra’ fare i conti anche con il fatto che a far cadere la legge sia stato proprio uno dei suoi uomini. (AGI)
Bia