CLIMA: PRODI ALL’ONU, NON POSSIAMO PIU’ ASPETTARE
(AGI) – New York, 24 set. – Nella lotta al surriscaldamento della Terra “non possiamo piu’ aspettare”, occorre “accelerare i tempi” per “una nuova alleanza con la natura prima che sia troppo tardi”. E’ il monito lanciato dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, intervenendo al Palazzo di vetro all’incontro ad alto livello sui cambiamenti climatici. Il premier ha ricordato che “il rispetto per l’ambiente puo’ diventare un potente motore di sviluppo”, soprattutto se si e’ consapevoli che “cambiamenti climatici, sicurezza energetica, sviluppo economico sono tutti aspetti del medesimo problema”. A quanti lamentano gli alti costi nella ricerca e nella produzione di energie alternative, Prodi ha osservato che “sara’ presto la domanda di prodotti puliti a far calare sensibilmente il costo delle nuove tecnologie: ricordiamoci dei telefonini o internet appena 15 anni fa…”.
Il premier ha assicurato l’impegno dell’Italia per arrivare a “un’intesa post-Kyoto” che, ha avvertito, “non potra’ che essere raggiunta all’interno delle Nazioni Unite”. Una prima tappa importante sara’ la conferenza di Bali di dicembre e poi “il 2009, in cui l’Italia avra’ la presidenza del G8, sara’ un anno cruciale per la definizione del quadro post-2012″.
Per l’adattamento alle sfide poste dai cambiamenti climatici, Prodi ha indicato quattro punti decisivi: la programmazione, “per sostenere gli investimenti pubblici e privati che rafforzano le capacita’ di risposta”; la prevedibilita’, ovvero “la capacita’ di conoscere in anticipo” che e’ “indispensabile alla predisposizione dei piani di adattamento”; le politiche di aiuto allo sviluppo, che hanno un ruolo “decisivo poiche’ i cambiamenti climatici spesso vanificano i programmi di lotta alla poverta’, per esempio in campo agricolo o turistico”; infine l’acqua, dove le misure di adattamento sono “assolutamente prioritarie” perche’ i problemi di accesso e gestione delle risorse idriche, aggravate dai cambiamenti climatici, rappresentano una seria minaccia alla crescita e stabilita’ di molti Paesi”. Di qui, la richiesta dell’Italia che “l’acqua sia riconosciuta a livello internazionale come un bene comune, cui consegue un diritto umano inalienabile”. (AGI)
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